Collana
Diario di una vita?
I miei tre mesi di vacanza in Marocco
Giugno/Luglio/Agosto 2025
Testo scritto
Nel mese di ottobre 2025
Da Giovanni Bortolotti
©.in Emilia Romagna
Presentazione:
Queste mie pagine saranno divise in tre parti, una per mese delle vacanze.
PRIMA PARTE: GIUGNO 2025
Tempo addietro guardavo su GEO una puntata dedicata al Marocco e chiamai subito mia moglie, che è di origini marocchine, perché so quanto è contenta quando può vedere il suo Paese.
Dopo esserci consultati, abbiamo capito che potevamo andare in Marocco, terra che anch’io amo tanto più che ho abitato là per otto anni, dal 2007 al 2015 (questo sarà un altro libro), ed è sempre nel mio cuore.
Subito Saida, mia moglie, chiama Aziz, suo fratello, perché si organizzasse in maniera da venire a casa nostra a Massa Lombarda (mio cognato abita a Sassuolo).
Infatti il giorno dopo puntuale alle 20.00 arriva a casa nostra e comincia subito a caricare la macchina e dopo più di un paio d’ore è pronta per partire.
Devo dire che la mia Croma non sembrava più un’auto ma un furgone pronto per andare al mercato per vendere cose tanto era carica ed abbassata per il peso.
Basti pensare che lo specchietto retrovisore non serviva più a niente e se volevo vedere dietro la mia auto dovevo obbligatoriamente usare gli specchietti laterali ma con tanta buona volontà siamo pronti per partire.
Caricata l’auto, andiamo in casa e ci rinfreschiamo un po’ e dopo ci sentiamo pronti per la partenza. e così cominciano le nostre vacanze in Marocco:
Subito ci immettiamo sulla Statale Selice in direzione Imola.
Dopo qualche kilometro ci immettiamo, a Imola, nella autostrada che ci porterà sino a Genova.
Il viaggio procede bene e, tranne i camion, non c’era molto traffico quindi eravamo ottimisti sull’orario per l’imbarco che era alle 10.00.
A Piacenza ci fermiamo in Autogrill per prendere fiato, berci un caffè, fumarmi una sigaretta, rifare il pieno di gasolio e poi ripartire.
L’automobile si stava comportando bene e questo ci rendeva ottimisti e si cominciò a scherzare su quello che avremo fatto a Khouribga, la città dove abitava la madre di Saida e così via.
Mia moglie dopo un po’ pensò bene di addormentarsi ed io misi in autoradio l’ultimo CD che avevamo registrato 10 anni prima in una rimpatriata con il mio gruppo dei Vagabondi della Verità (Clan Celentano) in modo da non intorpidirmi.
Presa ad Alessandria la deviazione per Genova (100 km. ancora), tutto cominciò a sembrare più vicino!
Finalmente alle 9 arriviamo a Genova Gramellona, prendiamo la Tangenziale e, finalmente, arriviamo alla zona Porto.
Cominciato l’avvicinamento al Porto stesso, vedemmo già il mega parcheggio per i mezzi da imbarcare e il mio cuore ‘saltava’ di gioia!
Vista la mia concessione per invalidi, una ragazza della Compagnia Marittima ci fece entrare nel corridoio auto per noi invalidi predisposto con le quattro frecce inserite e, al termine dello stesso, eravamo già davanti al portellone di carico e, dopo pochi minuti, un ufficiale della Compagnia ci fece entrare perché i parcheggi adibiti a noi disabili, erano appena entrati a sinistra.
Ok fatto e così quella santa donna di mia moglie inizia a scaricare la mia carrozzina, le vettovaglie ed una borsa con il cambio indumenti per tre giorni.
Un inserviente ci accompagna al piano (ponte) cinque per l’assegnazione della camera per noi predisposta e, dopo avere ritirato sempre dall’inserviente la chiave magnetica, entriamo nella cabina, la 1475.
Rimango subito piacevolmente sorpreso perché la cabina è perfetta compresi i servizi con le relative modifiche atte a noi, magnifica sorpresa!
Dopo un riposino di mezz’ora, mia moglie comincia a sistemare le ‘cose’ ed io, curioso di natura, vado a vagabondare per il piano.
Fortuna vuole che vicino alla terrazza panoramica ci sia un bar e, letto in un cartello che si usa caffè Segafredo, ne ordino due tazzine separate e questo mi rende strafelice, anche se ho pagato €. Tre, poi sono andato sulla terrazza panoramica a vedere a che punto era il carico degli automezzi e notai che il piazzale era quasi pieno al ché mi venne da pensare a quanto era grande questa nave.
Mi fermo ancora un po’ sulla terrazza per cominciare a dialogare con gli altri passeggeri e, più che altro, con altri due in carrozzina come me e, parlando, abbiamo notato che la nave, bella fin che vuoi, certamente non era molto agibile per persone come noi.
Era piena di piccolissimi scalini dove alcune volte ci avevano addirittura aiutato per andare oltre, scrivo al plurale perché, ripeto, non ero solo io in carrozzina!
Questo mi faceva comprendere quanto complicato fosse il viaggiare su una nave per un invalido fisico e questo mi fece pensare ancora di più che se tornavo nel 2026 in Marocco, avrei fatto il viaggio in macchina, come già feci in passato sei volte e tre da solo, perché la nave mi stava stancando fisicamente e psicologicamente troppo.
Gli altri due giorni sono esattamente il copia incolla del primo e quindi è inutile raccontarli.
Arrivati a Tangeri Med venimmo accompagnati, noi in carrozzina, per primi, sino agli ascensori per potere scendere subito ed infatti, dopo alcuni minuti ci ritrovammo vicino alla nostra auto ancora stracarica e dopo diversi minuti, finalmente siamo fuori dalla nave ed in Marocco e adesso sì che cominciano le vacanze.
Subito prendiamo la strada per la città di Tangeri e lì arrivati, l’autostrada per arrivare sino, con il cuore pieno di aspettative, a Khouribga dove sapevo già la festa che ci aspettava.
Entrati in autostrada, cominciamo a pensare che ci attendevano ancora 500 km da fare e, facendo un calcolo veloce, Bologna Genova 500km + Tangeri Khouribga 500km = 1000 km. ed allora posso dire ‘non male come inizio ’.
Arriviamo finalmente a Khouribga, ci dirigiamo subito a casa di Fatna, la mamma di mia moglie e giuntovi, subito uscirono tutti, i fratelli Hammed con sua moglie, la mia futura cognata Hasna, la nipote Meriem e tanti nipotini.
Fatna ci aspettava in casa e quando ci ha visto è stato commovente l’abbraccio con Saida e poi mi ha abbracciato con forte calore e questo mi fece sentire finalmente a casa,
Siccome erano quasi le 11,00 (mi ero fermato in una stazione di servizio per riposare) trovammo una tavola imbandita di ogni ben di Dio e quindi meglio di così…
Dopo mangiato vado nella nostra camera e, dopo essermi rinfrescato un po’, vado a fare un sano riposino!
Dopo un’oretta mi alzo e torno nel salone grande dove trovo ancora tutti a bere il tè con i vari dolcetti arabi (ma come sono buoni) e, giustamente, mi unisco alla ‘compagnia’ con gioia.
A parte le preghiere, io non conosco l’arabo ma, per fortuna, conosco il francese che è un po’ come seconda lingua per quasi tutti i marocchini e quindi riesco a comprendere i discorsi e, se Fatna ed i bambini mi parlano in marocchino, subito Meriem mi traduce in italiano che ben conosce dato che abita con suo padre da molti anni a Bologna.
Ad ogni modo finita la giornata, tutti ritornano alle proprie case tranne Meriem che resta per aiutare Fatna e Saida e a sistemare tutto il bagagliaio della macchina che era stracolmo.
Portano tutto nel salone e cominciano a dividere le ‘cose’ cioè questa a Hammed e Fatima, sua moglie, questo a Hasna e così via.
Il giorno dopo sono andato un po’ in giro per Khouribga e per prima cosa sono andato al bar dove andavo quattro anni prima e mi hanno riconosciuto subito perché, per primo, avevo insegnato a fare l’espresso come si deve ed infatti avevano imparato molto bene tant’è che ne bevvi due (sono un caffeinomane).
Il bello dei bar marocchini è che se prendi un caffè ti danno subito anche una bottiglietta d’acqua gratis e questo è molto bello.
In più i camerieri. girano tra i tavoli con una cinghia con un marsupio con dentro le sigarette da ‘vendere’ singolarmente ai clienti.
Dopo sono andato presso la ferramenta di Munir, un ragazzo marocchino che parla un italiano perfetto perché a Khouribga c’è una scuola per imparare l’italiano.
Giunto è stato un incontro pieno di vera amicizia, pieno di abbracci e di pacche sulle spalle (a quei tempi potevo sopportare tranquillamente, ma verso la fine dell’anno il mio fisico è crollato perpendicolarmente).
Dopo i soliti convenevoli, Munir ha preparato il the marocchino e, fumandoci una ‘sana’ sigaretta, abbiamo fatto una piccola colazione con tante chiacchere e risate.
Dopo sono andato casa e il pranzo era pronto, così mi è toccato fare il bis.
Il giorno dopo, in accordo con mia moglie, siamo partiti per andare a Ozud piccolo paese famoso per le sue bellissime cascate, le più alte del Magreb.
Arrivati alla cima delle cascate, siamo andati in un piccolo albergo diretto da un parigino e, dopo averci consegnato la chiave della camera, ci siamo riposati perché avevamo appena fatto 600 Km.
Svegli, abbiamo notato che la finestra era ad appena un metro dal fiume e che la cascata era ad una ventina di metri ma, eravamo talmente stanchi che prima non ce ne eravamo accorti.
Dopo abbiamo fatto un po’ di scalini, io con molta calma, per guardare i mercatini che avevano fatto vicino alla cascata (che coraggio) e devo dire che erano molto accattivanti.
La mattina dopo siamo partiti per tornare a Khouribga e così è passato il primo mese.
SECONDA PARTE: LUGLIO 2025
Tornati a casa, subito un’altra sana dormita per il viaggio appena fatto e, al risveglio, troviamo pronto il the ed i pasticcini.
Dimenticavo dire che, dato che mangio aproteico, avevamo fatto la scorta per tre mesi.
Dopo un paio di giorni siamo partiti per Rabat dove abitavano il fratello Buchta e lo zio da, parte materna, Abdullah che era componente anche della guardia reale. L’accoglienza fu unica anche perché con Abdullah c’era un rapporto molto bello ed dato che ogni tanto mi chiamava al telefono e facevamo delle lunghe conversazioni in francese, chiaramente con Wassaps.
La moglie, non ricordo il nome, era la cuoca personale della Principessa e così arrivava a casa, spesso, da mangiare perché doveva preparare sempre almeno cinque pasti completi, nel caso arrivassero ‘ospiti importanti’.
Dopo mangiato siamo andati a letto perché avevano anche la stanza per gli ospiti e, cosa più importante. l’ascensore
La mattina seguente siamo andati dal fratello Buchta e fu anche lì una bella accoglienza da parte di suo fratello e della moglie Latifa.
Oltre loro due, arrivarono anche i due figli che subito chiesero cosa avevamo loro portato cioè cioccolato, caramelle, dei giochi e dei libri per la scuola.
Il giorno dopo, chiaramente abbiamo dormito lì, torniamo a Khouribga dove, come sempre, c’era il the con relative paste.
Il giorno dopo telefono al mio ex dottore in Italia e cioè Maurizio Maffioli e gli chiedo se posso, secondo lui, mangiare una bella bistecca e, avendo avuto il consenso, vado dal macellaio vicino casa ed ordino una bella bistecca di manzo e, per contorno, un bel piatto di purè.
Questa volta, dopo mangiato, sono andato a fare un ‘giretto’ con la macchina sino al centro città per andare a bere un bel bicchiere di Panache che altri non è che un bel succo di frutta ma fatto sotto ai tuoi ed è anche denso ma eccezionale.
Dopo sono andato nella zona del mercato dove un mio amico ha un negozio dove vendono polli, in arabo FARRUCH e qualche volta, su ordinazione, anche tacchine.
La carne di entrambi è eccezionale perché te li uccidono e puliscono davanti a te e, se lo chiedi, ti danno anche i rognoni che, per un petroniano come me, aiutano a fare un ottimo ragù.
La verdura è ottima ed io sono andato nel periodo più rigoglioso e quindi scorpacciavo delle insalatiere intere.
Mi ricordo con piacere quando accompagnammo la mia futura cognata, Hasna, a casa dei suoi genitori a FKI BEN SALLAH
E quando arrivammo l’accoglienza fu unica, come se fossimo parenti stretti e, quando entrai nel salone, ci sedemmo tranquillamente sui divani e cominciammo a vedere i piatti che ci portavano e c’era da mangiare non per tre uomini ma per sei o sette, dimenticavo die che gli uomini erano in una sala e le donne in un’altra sala, usanza araba.
Quando finimmo, il padre di Hasna arrivò con degli spiedini ed io declinai educatamente ma il capo famiglia insistette tanto che ne mangiai uno e dopo chiesi il permesso di sdraiarmi su un divano e subito mi addormentai.
Al risveglio chiesero se potevamo restare per la cena ma, dopo uno sguardo di intesa, dicemmo che dovevamo tornare a Khouribga e così fu, mentre Hasna rimaneva dai suoi genitori e sarebbe tornata a Khouribga in corriera.
Partiti, ci fermammo a comperare un melone perché, era un detto locale, i meloni locali erano i migliori della provincia e quindi…
Alla sera arrivammo a casa e penso che capiate, io andai subito a dormire.
Il giorno dopo pensammo di andare a BENIMILLEL la capitale dell’olio e del miele e quindi partimmo alla mattina abbastanza presto e venne con noi anche Fatna perché là abitava una sua amica che era tanto che non vedeva.
Chiaramente il viaggio, novanta kilometri, fu abbastanza rapido, due ore, e prima di arrivare memorizzammo i posti di vendita dell’olio e del miele.
Come sempre l’accoglienza fu molto araba e quindi the a volontà, pasticcini chiaramente ripieni di miele.
A Benimillel siamo andati a visitare il castello ed il laghetto artificiale molto carino ed anche un po’ romantico.
Il giorno dopo tornammo a Khouribga e passammo la giornata a riposare perché c’era in programma un altro viaggio interessante e cioè a Buznika ridente cittadina ‘appoggiata’ sull’Oceano Atlantico e che si può tranquillamente paragonare a Riccione.
Lì la nipote di mia moglie, Atika, aveva comperato un bellissimo appartamento che godemmo in pieno per quai tre settimane ma, essendo al primo piano, ho cominciato a sentire il peggioramento irreversibile delle mie gambe.
Infatti Meriem, che era venuta con noi assieme a Fatna, veniva a metà delle scale per aiutarmi ad arrivare in casa, e questo mi stava preoccupando molto perché, ripeto, stavo capendo il peggioramento repentino tale che non sono più uscito da casa.
Basti pensare che mentre mia moglie e mia figlia Sara, era arrivata da Parigi, dove studiava, ed atterrata a Marrachech (i voli da Parigi per il Marocco atterrano in quella città mentre quelli che partono per Casablanca, da Bologna) c’era un tassista che conoscevamo che la accompagnò sino da noi dopo un piccolo viaggio di 800 km.
Piccolo inciso, il Marocco ha una superfice doppia rispetto l’Italia ma metà abitanti rispetto noi!
Arrivata, subito si è accordata con Aziz per andare al mare e passare delle belle giornate di sole mentre io, chiaramente con l’auto, sono andato a visitare il quartiere delle persone molto agiate economicamente ed infatti, appena giunto, ho visto una Ferrari, una Maserati, una Lamborghini ed una Porche, non male vero?
Per non parlare poi delle ville!
C’erano delle ville che sembravano piccoli castelli, altre con la piscina ed anche grande e questo mi faceva pensare che di soldi in Marocco ne giravano e non pochi.
Dopo qualche giorno arrivò Aziz con la fidanzata Hasna e così facemmo il pieno, gradito, nell’appartamento.
Il giorno prima di tornare a Khouribga siamo andati mangiare il pesce con lo zio materno Hammed, che abitava a Buznika, nel viale principale e, boia boia se era buono.
Tornati a Khouribga siamo subito andati a casa e, come sempre, io me ne vado a letto perché ero cotto!
Questa stanchezza che prima non avevo dopo viaggi o che, mi obbligano, appena tornato in Italia, a contattare la mia Neurologa perché non è normale anche se io soffro di NEUROPATIA DEMIELINIZZANTE ASSONALE SENSITIVA MOTORIA e vai con il liscio!
Tornati a casa a Khouribga, e tornata il giorno dopo Fatna, io e lei decidiamo di andare a Wazzam dove, a pochi kilometri dal paese c’è una piccola diga (barrage) dove ‘sguazzano’ pesci persici molto invitanti perché arrivano anche al kilogrammo.
Prima di tornare in Italia vado alla Suretè National (Polizia) per informarmi sulla mia carta di identità marocchina, scaduta, che avevo fatto quando abitai in Marocco per otto anni, ma questa è un’altra storia.
Purtroppo non c’era più il tempo per fare quanto richiesto dato che occorreva un mese e quindi, Dio volendo, la ho rimandata al 2026 quando spero di starvici almeno 4 mesi.
Tornando al lago, venne anche mia moglie, mia figlia e Fatna ed io in due ore non avevo preso nulla se non una rosetta (persico mignon) mentre Fatna un bel pesce e mia figlia altrettanto.
L’invidia era tanta!
Terminata questa magnifica mattinata di pesca torniamo a casa perché tra un paio di giorni si pensava di tornare in Italia.
A casa abbiamo cominciato a preparare i bagagli e, fortunatamente, erano molto pochi rispetto a quando eravamo arrivati.
Il viaggio da Tangeri Med partiva alle 15.00 e, considerando il tempo di quando arrivammo, era giusto come orario, quindi dopo abbracci a tutta la famiglia siamo partiti con un po’ di malinconia.
Il viaggio era lungo ma prendemmo l’autostrada da Khouribga sino a Tangeri Med e quindi lo abbreviammo, come tempo, non poco.
Arrivammo in fatti a Tangeri Med in perfetta tabella di marcia e, copia incolla come quando partimmo, ci accodiamo ad altre auto con persone disabili come me.
Tutto procede come all’andata e cioè parcheggio a sinistra vicino alla porta che conduceva agli ascensori per poi andare al quinto piano per l’accettazione.
Il caso volle che ci diedero la stessa cabina (camera) che ci avevano riservato nell’andata e va bene così.
Dopo un’ora…Sorpresa!
Aziz, che avevamo capito andasse per la strada, entrò in camera nostra e quindi anche se aveva preso il piano delle poltrone che è all’ultimo ponte, si ‘imbosca’ da noi e si accoccola a terra sopra una coperta.
Il viaggio è come l’andata con l’eccezione che sono andato dal tabaccaio a comperare una stecca di Marlboro che costava convenientemente ma, la prossima volta che andrò in Marocco, le comprerò dal tabaccaio locale perché, col cambio, costano €. 3,90 fate un po’ voi se fumate.
Un altro vantaggio della nave per queste cose, è che in Aeroporto ti controllano quante stecche hai mentre sulla nave no.
Prima di arrivare a Genova, per timbrare il Passaporto, il Finanziere che aveva visto da lontano (il salone è quasi un campo da calcio) disse a mia moglie che non importava che io andassi in ufficio ma bastava che ci pensasse mia moglie.
Nel ritorno verso Genova, ci siamo fermati a Barcellona per una sosta tecnica che ci fece resta attraccati per più di quattro ore ma poi, via che si riparte!
Finalmente arriviamo a Genova e, dopo il solito caos, ci imbocchiamo nella statale che porta all’autostrada e così dobbiamo dire che le nostre vacanze sono finite e ricomincia il solito vivere in Italia.
Certo la malinconia da parte nostra è tanta ma tutti e tre, io, mia moglie e mia figlia, siamo consapevoli di avere fatto, fondamentalmente una buona vacanza e speriamo in Dio che, come detto in precedenza, si torni in Marocco per più tempo.
GRAZIE DI CUORE PER LA LETTURA E, ALLA PROSSIMA….Questo è un titolo eroico che accoglie coloro che cercano innovazione.
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