Perché il punto di domanda?
I miei compianti amici Giorgio De Luca e Giovanni Romanini, hanno sempre detto che io non ho fatto una vita sola, ma più di una ed allora, scrivendo queste righe, voglio verificare dove sta la verità e cioè se è vero o meno e così i miei due amici, da lassù, sapranno dove è il vero, anche se prima: DEVO RIORDINARE LA ‘MEMORIA’ E POI PARTIRE PER QUESTO VIAGGIO!
IL VOLONTARIATO A MODO MIO
Progetti realizzati
Dal Circolo Handi Lab
Da me presieduto
PRECISAZIONE: Il libro DIARIO DI UNA VITA? ha dato il nome ad un elenco di Capitoli che hanno dato la possibilità di scrivere un’altra decina di libri, ad oggi.
Nella stessa maniera in cui ho cominciato questa mia ‘avventura letteraria’, mi sento ‘ingolfato’ perché mi sembra di essere un imbuto molto largo dalla parte superiore e molto stretto dalla parte inferiore dove c’è l’uscita del liquido e quindi ho nel cervello un grande gorgo, per non dire ingorgo, di ricordi e sto facendo fatica a riordinarli, forse è l’età che mi dona dei bei calci al coordinamento della memoria. Oltre ai problemi dell’età, so che 76 anni sembrano tanti ma sino al 22 marzo 2023 non me li sentivo proprio, poi ho pensato bene di cadere in casa e farmi una bella frattura scomposta al femore dx e quindi, dopo una prima diagnosi di 2/3 mesi PURTROPPO MI SONO DOVUTO OPERARE NUOVAMENTE PER SOSTITUIRE IL FEMORE CON UNA ‘BELLA’ PROTESI, a dire la verità, ora sento almeno 10/11 anni in più, ma non nella mente, grazie a Dio!!! Ad ogni modo, sempre con l’aiuto di Dio, cercherò di essere il più chiaro e lineare possibile e quindi vi ringrazio sin da ora per la pazienza che avrete nei miei confronti ricordandovi però che questo non è un DIARIO ma un testo di narrativa e con il limite delle mie possibilità, cercherò di essere il più ‘narrativo’ possibile ma, è logico, molti riferimenti a date ben precise saranno inevitabili. Mi è stato detto dai miei amici che io non ho vissuto una vita sola ma molte di più ed allora, nel periodo di chiusura dovuta dal Covid19, ho voluto provare di verificare realmente quante vite ho vissuto, situazione ribadita sovente da Fabio, mio chitarrista eclettico, e dai miei mai dimenticati Giorgio De Luca e Giovanni Romanini e quindi ho cominciato a scrivere libri riguardanti la mia vita.
CRONISTORIA:
Nota=
Alla fine del 1993 mi feci molto male al ginocchio sx, tanto che in tre mesi fui operato due volte e quindi non potevo più stare in piedi oltre il dovuto.
In quel periodo lavoravo a Mezzolara di Budrio -BO- in uno stabilimento del Gruppo Marcegaglia ed avevo un ottimo rapporto proprio con Steno Marcegaglia ed infatti, a causa del mio problema fisico, gli confidai del mio desiderio di creare un centro formazione lavoro per ragazzi diversamente abili e, nello specifico, nel disagio mentale.
A Steno piaceva l’idea, ma quando mi disse come potevo fare per il lavoro, io gli dissi tranquillamente di fare qualche telefonata ai suoi amici imprenditori ed infatti a noi non mancò mai il lavoro!!!
E così creammo un Circolo, chiamandolo HANDI LAB, allora si poteva ‘prendere’, oltre al CODICE FISCALE, anche la partita IVA e così riuscimmo, grazie all’AICIS di Bologna alla quale ci eravamo anche affiliati, avere un primo laboratorio situato dentro i locali del Ponte di via Libia-Bo e così cominciò l’avventura di potere, con i proventi, creare anche opportunità per altri ragazzi disabili.
Il 1994 è stato per il Circolo Handi Lab, da me presieduto, un anno veramente positivo per tutti i progetti in cantiere e bisogna inserirne uno veramente importante per l’A.I.C.S. -provinciale Bo- e cioè la produzione e la presentazione del libro ‘L’UOMO E LA DROGA’ per il quale fui coinvolto ricevendo il delicato incarico di organizzare il ‘Tavolo d’Onore’. Certo un incarico molto impegnativo, ma anche molto gratificante perché, pur se pieno di responsabilità e diplomazia, sì diplomazia perché nell’invitare le personalità devi stare attento che caratterialmente, si possa fare un tavolo che faccia filare liscio la giornata, e quindi gli ‘ospiti’ dovevano essere compatibili tra loro ed anche molto affini. Sicuramente questo incarico mette in risalto la capacità di Handi lab di conoscere, dialogare e coinvolgere, Personalità di Livello Elevato sia in campo politico che sociale ed anche in più settori.
Per me era indispensabile operare al meglio perché, anche se poteva sembrare solo un po’ difficile, in realtà era molto difficile e faticoso ma devo ammettere che è stato anche un grande riconoscimento per il modo con cui operavamo da anni. Contemporaneamente a questo incarico stavamo cercando di aiutare un bambino ferrarese di nemmeno cinque anni affetto dalla Triade di Hakim–Adams, che è una grave forma di IDROCEFALIA NORMOTESA che porta all’accumulo di liquido cefalorachidiano nel cervello (idrocefalia significa appunto acqua nel cervello). Questo fa capire che avevamo superato i confini della provincia bolognese, dato che fummo messi in contatto con la madre, dai Servizi Sociali di Ferrara che avevano saputo di noi e di come operavamo nel Sociale. Pensate che questo bambino così piccolo, consumava già una bombola di ossigeno ogni due giorni e le terapie idonee al problema (si parla del 1994 mentre oggi le terapie si fanno anche in tutta Italia) erano solamente in America presso la Clinica del Prof. Douman. Il perché di questo aumento ‘importante’ nell’impegno per finanziare il progetto è molto semplice da spiegare. Tutto dipendeva dal fatto che, per il Convegno fatto sulle tematiche della malattia rara A.T. il Dottore che arrivò da NEW YORK, Dott. Michel Switz, direttore del New York Medical College per i bambini, era un luminare di fama mondiale e quindi di grande rilevanza e richiamo. Allora il trovare sponsor fu facile, mentre per quanto riguarda il bambino che doveva andare, con la madre chiaramente, in America per apprendere la Terapia che avrebbe poi dovuto continuare in Italia, era molto meno rilevante sul ‘mercato’ delle sponsorizzazioni!!! Il risultato fu che non c’erano Aziende che ci aiutassero nel realizzare il progetto che dovevamo creare per cercare di ridare un sorriso alla famiglia di questo bambino e, per quanto possibile, al bambino stesso. Ricordo che eravamo abbastanza sicuri sulla cifra che dovevamo raccogliere perché, quando la madre ci venne a trovare, aveva portato con sé il preventivo riguardante la spese dell’aereo, del vitto e alloggio in America ed anche del ciclo completo di terapie VERAMENTE INDISPENSABILI e logicamente per potere poi ritornare in Italia a proseguire le terapie, assistito dagli specialisti che fortunatamente erano presso l’Ospedale Sant’Orsola di Bologna. Il Responsabile di questo gruppo di Medici del Sant’Orsola, era il Professor Franzoni il quale aveva anche collaborato con noi in varie tavole rotonde su temi della Neurologia Infantile.
Bisogna ricordare che il Professore Franzoni aveva fondato, insieme ad un gruppo di genitori e Medici, la F.A.N.E.P. che esiste ancora oggi, un’Associazione supportata dai famigliari di fanciulli con gravi problemi neurologici. Ad ogni modo erano due impegni in contemporanea abbastanza pesanti, uno perché in merito al Bambino dovevo coinvolgere molti soci A.I.C.S. e sapevo già che i costi per HANDI LAB sarebbero stati pesanti mentre, per il Tavolo d’Onore, avrei dovuto viaggiare molto ed anche fuori Italia, per potere contattare le persone che desideravo intervenissero nella giornata dedica al tema:
‘L’UOMO E LA DROGA’.
Allora occorrevano anche un po’ di riunioni in modo da potere svolgere due programmi così impegnativi contemporaneamente. Devo dire che, nel caso del Tavolo delle ‘Personalità’, tutto era andato nel migliore dei modi avendo impegnato solo due settimane, ma molti chilometri, per ottenere le adesioni di chi mi ‘interessava’ davvero e che avevano dato la loro adesione:
l’Onorevole Antonio Testa proveniente da Padova, Presidente Commissione Trasporti Camera dei Deputati; la Dottoressa Anna Bass da Vienna, che era la ‘Responsabile europea ONU per il Settore Tossicodipendenza’; la Professoressa Lia Fabbri Gheza, ‘Docente di Economia presso l’Università degli Studi di Bologna; Don Ulisse, ‘fondatore della ‘Casa del Fanciullo’ di Ravenna, Centro di Riabilitazione per Tossicodipendenti ed Alcolisti. Purtroppo non poté intervenire alla giornata, Vincenzo Muccioli fondatore del Centro Recupero Tossicodipendenti di San Patrignano, perché era molto impegnato a causa dei noti motivi legali che stava affrontando in quel periodo.
Con questo quadro di personalità, potevo dire di essere rimasto molto soddisfatto, come anche Dante Forni ‘Presidente A.I.C.S. Bologna’ e l’Avvocato Roberto Dalle Nogare di Bologna, ‘Componente Direttivo Nazionale A.I.C.S.’ che altri poi non erano che i moderatori della giornata. Visti i presupposti, infatti quel pomeriggio nel salone del Palazzo Re Enzo fu veramente un successo sia di pubblico, che di contenuti!!! Basti pensare che il Salone Medioevale del Palazzo Re Enzo, Bologna, era letteralmente stracolmo con tutti i posti a sedere occupati ed i corridoi erano pieni di gente in piedi. In merito all’altro progetto, avevamo deciso di coinvolgere i Soci che studiavano nell’ambito D.A.M.S. dell’Università agli Studi di Bologna. Ma quale poteva essere questo grosso Progetto creato per cercare di ricavare molto liquido (soldi) indispensabile per coprire le spese che sicuramente ci sarebbero state ed in eccesso al preventivo? Occorreva un’iniziativa che attirasse molta gente, almeno qualche centinaio, e chiaramente persone paganti, ed allora perché no, si poteva realizzare ‘semplicemente’ il Musical:
JESUS CHRIST SUPERSTAR!
Sì, proprio quel mitico Capolavoro!!! Dire che era molto impegnativo, sia a livello musicale che tecnico, era riduttivo ma non vedevamo altra via di uscita se non il dover rischiare grosso mettendo a durissima prova tutte le capacità dei ragazzi e le finanze del Circolo. Logicamente, oltre al fatturato mensile fatto dal Circolo, si dovevano ideare eventi per fare una ‘cassa’ idonea a coprire (si fa per dire) le piccole spese ma, fortunatamente, avevamo avuto due buone mensilità e quindi riuscimmo a mettere sul piatto £. 2.000.000 che dovevano servire a coprire il grosso delle spese.
Chiaramente come sala prove musicali usammo i locali del laboratorio e per i costumi decidemmo per la sartoria del Teatro Comunale di Bologna, che aveva un canale privilegiato con il D.A.M.S. in merito all’affitto dei costumi stessi. Dunque si cominciarono le prove ricordando che le musiche impiegate, erano quelle originali mixate per l’occasione. Devo fare un’aggiunta doverosa:
- Per cercare di fare un po’ di ‘cassa’, come scritto in precedenza, in modo così da permettermi una libertà più ampia nel muovermi con l’automobile (benzina, locandine in A4 e Manifesti), furono organizzati una serie di mini concerti nelle Parrocchie della Provincia nella quale abitava il bambino (Ferrara) e gli orchestrali erano quei matti di Avvocati chiamatisi: ABALUS BROTHER’S già esibitosi in altre occasioni solidaristiche. La madre, logicamente, era sempre presente anche per confermare la veridicità del programma e questo voleva dire andare nella provincia ferrarese a ‘prenderla’ con l’automobile tutte le volte e riportarla poi a casa a fine giornata.
NOTA:
Pensate quanta benzina si consumava anche perché io avevo una MAZDA MX3 2.000 cc. e quindi…
L’importante fu che, in quattro ‘Concerti’, ricavammo quasi £.480.000 di utile e quindi ci reputammo abbastanza soddisfatti. Oltre a questo furono organizzate quattro Domeniche con gare di Pesca Sportiva nel lago del Dopolavoro Postini a Pian di Macina e fu veramente un successo con oltre £.800.000 di utile.
Con questi soldi, riuscimmo anche a comprare una scorta di cosmetici vari per il trucco da usare prima e durante il Musical. Dopo quasi quattro mesi di prove, ci accordammo che la prima serata era per il bambino e le altre date sarebbero state tutte per i ragazzi del Musical, quindi la prima Rappresentazione si sarebbe svolta al Teatro TIVOLI di Casalecchio di Reno- Bo-. Definiti questi ‘paletti’ organizzativi, incaricai Dante Forni, vi ricordo che era il Presidente dell’A.I.C.S. Bologna, allo sviluppo dei manifesti pubblicitari per l’evento. L’ultimo mese fu quello che dava più tensione perché sembrava che non andasse bene nemmeno una cosa.
Il costumista voleva più abiti perché non si doveva perdere tempo per cambiarsi i vestiti uno con l’altro, chi interpretava Gesù diceva di avere problemi alla voce e considerando che le note alte erano la maggioranza di tutto il Musical….. Insomma, io una vita così non la farei sicuramente però, bisogna dirlo, che anche nel caos creato erano più che organizzati, dimostrando anche il valore della loro scuola e quindi andò ugualmente tutto bene. Arrivò finalmente la serata dello Spettacolo e tutti, me compreso, eravamo tesi, chi per un motivo chi per un altro.
Una cosa mi disturbò moltissimo e mi rese molto teso ma ci volle tutta la mia calma per restare educato e tranquillo. Chiaramente davo i biglietti alla cassa ed alla mia sinistra c’era, seduta, la mamma del bambino protagonista della serata e, alla mia destra, il Funzionario della S.I.A.E. che controllava la vendita. Questo ‘funzionario’ era veramente molto contento dell’andamento della serata, basti pensare che i posti a sedere del Teatro erano 500 e, alla fine dell’entrata del pubblico pagante, furono venduti più di 650 biglietti con la conseguenza che molti si erano seduti sugli scalini o appoggiati ai corridoi ma, fortunatamente, in quegli anni si chiudevano spesso anche tutti e due gli occhi altrimenti potevano insorgere grossi problemi!!! Fu un successo clamoroso ma, come scritto prima, anche se la serata era di pura solidarietà, la S.I.A.E. godeva e gioiva della sua solita e solida percentuale. Avere per tutta la serata, fino alla fine dello spettacolo, questo bieco Funzionario vicino a me fu veramente fastidioso e snervante!!! Al termine dello spettacolo, fu uno scrosciare di applausi e varie richieste di bis ed anche questo fece capire il successo artistico della serata. Allora, considerando anche l’ulteriore quota messa sul piatto da Handi Lab, iniziammo a contare i soldi e fu grande la mia soddisfazione e la gioia della mamma del bambino perché si era riusciti a raggiungere la somma necessaria per andare in America a fare le terapie e tornare a casa. In contrapposizione alla gioia nell’avere recuperato in tutto £. 6.800.000 al netto dei costi, altrettanto grande fu la ‘rabbia’ nell’ avere dovuto dare soldi, troppi per come la penso io, alla S.I.A.E. perché, ribadisco fortemente ancora oggi, era uno spettacolo di beneficenza e se non ci fosse stata questa ‘tassa’ la cifra sarebbe stata di molto superiore!!! Contemporaneamente a queste due iniziative veramente impegnative, la ‘vita’ del circolo proseguiva senza scossoni, si continuava a lavorare, mettere in prova altri ragazzi, cominciare ad avere degli utenti provenienti dal S.E.R.T. (recupero tossicodipendenti) di Bologna anche se avevo messo un paletto indispensabile: ogni tre ragazzi, ci doveva essere un incaricato S.E.R.T. sempre presente nelle quattro ore mattutine di laboratorio, richiesta che Chiara Baldazzi, Responsabile Servizi Sociali USL (allora si chiamavano così) accettò subito. Il loro inserimento non creò problemi agli altri ragazzi con disturbi psichici e questo mi tranquillizzò molto e così le ‘cose’ si può dire che procedevano per il meglio. In merito al laboratorio, cominciarono a mandare ragazzi del S.E.R.T., quindi con precedenti di Tossicodipendenza, dopo un periodo di tirocinio lavorativo e verifica caratteriale dei ragazzi, li inviavo in una Azienda esterna e più precisamente alla B.C. Italiana spa e come socio referente nello stabilimento, c’era già Alessio che, oltre ad essere l’Amministratore Delegato della Società stessa, era anche il Vice Presidente del Circolo e quindi tutto era a posto. In merito al laboratorio che avevamo aperto nel Braccio 5 del Carcere della Dozza –Bo, bisognava ammettere che stava andando veramente tutto a gonfie vele e l’armonia che si era creata era un dato più che positivo, tanto che il Direttore notò quanto questo loro atteggiamento influiva positivamente anche su altri ‘lavoratori’ dei laboratori adiacenti al nostro e molte volte si poteva sentire la musica o canti risuonare nel Braccio 5. Avevano cominciato a venirci a trovare anche degli agenti di Custodia per prendere il caffè con noi ed una volta venne persino anche il Dott. Chirolli, Direttore delle Carceri della Dozza. Questo era lo spirito giusto anche per socializzare maggiormente e, pensando a lavoro che svolgevano, produrre di più quindi anche per loro era un vantaggio economico oltre che morale. Ci veniva prospettata la possibilità di ‘assemblare’ componenti del Climatizzatore per Auto della Ditta DIAVIA di Molinella ed anche questo era un motivo di orgoglio, visto l’articolo, che a quei tempi si potrebbe dire di ‘lusso’ dato che la maggioranza delle auto ne era sprovvisto e quindi considerato optional. Nello stesso periodo fui invitato, durante il Congresso Internazionale, organizzato dalla Segreteria dell’ On.le Franco Piro e svoltosi in cinque giornate a BRISIGHELLA, invitato ripeto, nell’organizzare una mostra di pittura da allestire all’interno di una Chiesa Sconsacrata, situata alla fine della cittadina di fronte alla Rocca Medioevale. Per me fu una grandissima soddisfazione perché era già da due anni che ero riuscito ad entrare, grazie alla Segreteria dell’Onorevole Antonio Testa, cugino della madre di mio figlio Andrea, dentro ad un Circolo di pittori veneti, più precisamente di Padova. Questo mi permise di entrare anche in amicizia con due firme importanti nel settore della Pittura ma soprattutto con la grande Artista e cioè la Maestra Franceschini di Padova, ma di conoscere anche artisti con vari orientamenti pittorici. Questa Pittrice, specializza nei Dipinti delle Maschere del Carnevale di Venezia, mi diede la sua disponibilità nel ‘prelevare’ dei suoi ‘lavori’ da esporre in varie mostre.
Devo dire che il suo futuro era molto incerto perché era ammalata agli occhi ed era destinata a diventare non vedente entro pochi anni e quindi i suoi dipinti assumevano una grande importanza non solo artistica ma anche UMANA. Questa Donna divenne, grazie a Dio, anche una mia cara amica e con lei sono riuscito ad allestire molte Mostre Didattiche all’interno delle sale riunioni di diverse USL (ripeto che in quegli anni non si chiamavano ancora ASL) ed erano mirate a visite delle scuole Elementari e Medie Inferiori, dei Comuni appartenenti alle stesse USL, ma di questo ve ne parlerò più avanti.
Ad ogni modo, la mostra fu veramente apprezzata, tanto da essere inserita anche nel libro dedicato al Congresso, come anche la coreografia che ideai per allestire la mostra stessa fu molto ben considerata. Come ben sapete, le chiese costruite 600/700 anni addietro, avevano le volte con infissi tiranti metallici per irrobustire il tutto. Bene, io lanciavo, attaccato ad un piombo da 100 gr., la bava per la pesca del 100 (sopportava molti kg. quasi 25/30 kg.) perché, non volendo ‘schiacciare’ la mostra con trespoli vari appoggiati a terra, donavo in questo modo un qualche cosa di aereo, dato che legavo i quadri alla bava ed ad una altezza di 1,200/1,400 mt. dal suolo. Sotto a questa esposizione aerea, c’era come sottofondo musicale l’ARIA SULLA 4 CORDA DI MOZART e, immodesta mente, quadri così sistemati più Mozart fu un connubio strepitoso ed ancora oggi mi domando incredulo e meravigliato:
Ehi Giovanni, ma da dove ti è sorta una così bella idea???
Ricordo con molto piacere che al secondo giorno, ebbi la sorpresa della visita di Massimo Domenicucci di Pesaro il quale, con mia grande gioia, rimase con me tutto il pomeriggio piccola parantesi del 1994: Prima di cominciare a ‘parlare’ del secondo semestre 1994, desidero rendervi partecipi di una mia considerazione. Mi reputo un uomo molto fortunato per come è andata la mia vita. Infatti ho sempre ribadito, come spesso vi ricordo, che tutto quello da me scritto in questi libri è completamente ed assolutamente documentabile come anche la proposta che l’AICS fece a Roma per farmi diventare Cavaliere della Repubblica ma che non fu accettata perché non ero abbastanza ‘vecchio’, mentre oggi non ci sarebbe problema. Io ho avuto l’opportunità di conoscere persone di alto spessore morale, oltre che sociale, che sono state da esempio per il mio carattere impulsivo e, a volte, irascibile poi come non pensare ai ragazzi che mi inviava la carissima Chiara Baldazzi, che mi avevano insegnato cosa è il vero significato della parola rispetto ed amicizia nonostante i grandi problemi con i quali dovevano convivere. Grazie ai miei Soci Volontari che mi hanno supportato e sopportato per tanto tempo. Sempre grazie a loro sono riuscito a modificare il mio modo d’essere e adattarlo anche ai bisogni degli altri e non solo ai miei. Ancora grazie anche alle mie malattie che mi hanno chiuso tante porte ‘fisiche’ aprendomi però tante altre porte nel mio carattere e nel mio cuore ed ho anche capito l’importanza di tante realtà che sembravano piccole ma che, sapendole conoscere, da piccole diventavano grandi ed allora:
GRAZIE A DIO!!! POSSO AFFERMARE DI ESSERE STATO UN UOMO DAVVERO FORTUNATO!!!
Mi ricordo che quando cominciai, poco più di quattro anni fa, ad avere un declino violento e repentino della mia salute tanto che dalle stampelle sono passato prima alla carrozzina manuale poi anche a quella elettronica ed allora chiesi un favore a Dio e cioè: Dio, fammi pur vivere su una carrozzina ma, per favore, lasciami il cervello funzionante!!! E così è per il momento il mio pensiero rivolto a Dio è arrivato a segno! Quindi penso e dico:
Grazie Dio che mi hai ascoltato!!!
Ma, tornando a parlare del secondo semestre 1994, non posso fare altro che dire come il Circolo continuasse nel rispettare sempre i programmi e progetti che ci venivano richiesti, ma anche quelli da noi ideati, fermo restando che l’andamento lavorativo andava sempre meglio.
Anche in questo secondo semestre del 1994 sono accadute novità veramente importanti che, con calma, cercherò di spiegare. La prima novità è che, avendo constatato che il mondo politico si stava interessando un po’ troppo a noi e a questo nostro strano mondo e modo di agire, ed in special modo interessava la capacità di comunicativa, realtà insita nel DNA del Circolo, verso la gente e che seguivano le nostre iniziative con interesse e così questo mondo aveva iniziato ad invitarci, tramite il sottoscritto, a convegni politici o sindacali (cambiava poco allora). Quindi, per restare fuori da queste chimere politiche, abbiamo cominciato a pensare di trasformare radicalmente il Circolo, facendolo diventare una Cooperativa Sociale di tipo A (servizi) ma specialmente e logicamente anche di tipo B cioè (lavoro) che era la base per realizzare i progetti sociali. Questa era la nostra intenzione ma, come tutte le cose che coinvolgono più persone, bisognava agire con molta cautela per non fare poi troppi ‘casini’. Intanto l’Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Bologna, cioè la Dottoressa Stefanelli, ci incaricò di organizzare un Convegno sul tema delle MALATTIE RARE. Compito del Comune era quello di predisporre la Sala Consigliare per la giornata di lavoro in programma, il Buffet, i Comunicati Stampa e relativo invito dei giornalisti e, chiaramente, i manifesti da affiggere nelle strade di Bologna, bisogna specificare, che era sempre da parte del Comune di Bologna predisporre agli inviti a tutte le associazioni di categoria tipo A.I.S.M., I.R.C., F.A.N.E.P., A.N.E.P., ecc. ecc. esistenti sul territorio bolognese. Noi chiaramente eravamo chiamati per creare il Tavolo degli Esperti e la richiesta era semplicissima da svolgere, perché io invitai il Dottore Arrigo Schieppati e la Dottoressa Erica Daina che erano e sono ancora:
COORDINATORI ISTITUTO DI RICERCHE FARMACOLOGICHE MARIO NEGRI IRCCS
situato a Ranica -Bg- nella splendida Villa Camozzi immersa in un mega parco e di questo ve ne parlerò dettagliatamente più avanti. Ricordo ancora con stupore che, oltre ai miei invitati, erano presenti anche alcuni genitori di ragazzini affetti dall’ A.T. ma con altrettanto stupore, mancava un rappresentante, dicasi uno, delle associazioni invitate e questo ancora oggi, oltre che amareggiarmi, mi fece nascere una rabbia veramente grande che, come ho scritto in precedenza, ho ancora forte. Di ciò se ne avvide anche la Dottoressa Stefanelli, Assessore alle Politiche Sociali, e con uno sguardo mi fece capire che eravamo sullo stesso piano di pensiero, ma ci vuole ugualmente diplomazia ed io mi ripromisi di metterne almeno il 50%. Quando presi la parola per presentare la giornata di lavoro per prima cosa, lo ricordo come fosse adesso, dissi con la voce più chiara e calma possibile: – Carissimi, grazie a tutti quelli che sono qui per cercare di sviluppare al meglio questa giornata, ma prima devo ringraziare tutte le Associazioni non intervenute ed il perché è di una semplicità unica ma molto chiara. – La coincidenza vuole che siano le stesse che avevano chiesto un aiuto economico o logistico al Circolo Handi Lab e non solo di supporto, quindi non vorrei che oggi, loro avessero pensato che io avessi avuto l’intenzione di chiedere indietro il dato. – Sbagliato perché quando dico che il Circolo fa volontariato anche se a modo mio (ed è un motto che ancora oggi reputo valido) è perché se cerchiamo di dare una mano a chi chiede aiuto, noi lo facciamo più che volentieri, ma bisogna capire che noi non siamo come un ristoratore che poi ti presenta il conto al termine del pranzo. – Carissime Associazioni, vi prego solo di non invitarmi più o chiedere aiuto in futuro e così non ci saranno più fraintendimenti da parte vostra,
GRAZIE!!!
Ricordo che per prima prese la parola Maria Giulia, arrivata da Belluno e madre di una ragazza affetta da A.T., che, non ho mai capito il perché, quasi ridendo cominciò a parlare su cosa è la solitudine morale e sociale di quando hai una figlia con questa tremenda patologia. Poi capitano che persone come Giovanni, disse, ti fanno tornare il sorriso (vedi convegno sull’Atassia Teleagectasia A.T. descritto nella Prima Parte del libro), poi vedere la ignoranza, nel senso di solidarietà, di tante associazioni, ti arrabbi ma poi pensi:
Tanto Giovanni ha messo a terra un seme ed ho fiducia che quella pianta cresca ed allora Giovanni, ti prego, lascia stare oggi e continua la strada che hai cominciato.
Ricordo che le non troppe persone intervenute applaudirono sentitamente ed io mi sentii sorpreso da quello che aveva detto Maria Giulia ed anche veramente commosso per quelle parole. Chiaramente le parole dette da Maria Giulia ti gratificano e ti danno morale e so, per fortuna, che c’erano altre persone che la pensavano così!!
Adesso sorridiamo un po’, perché da tempo non presento una barzelletta, ed allora eccoci qui per voi:
(‘Durante un processo in una piccola città messicana, l’avvocato dell’accusa chiama al banco il primo testimone, una donna anziana. L’avvocato si avvicina e, per verificare lo stato mentale della teste le chiede: “Signora Sanchez, lei sa chi sono io?” La donna, con la tipica calma delle persone anziane, risponde: “Sì, signor Vargas. La conosco da quando era bambino e, in verità, le dico che lei è stato una grande delusione per i suoi genitori.
Mente sempre, crede di sapere tutto, è molto arrogante, violento, tradisce sua moglie e, peggio ancora, manipola le persone. Sì signore, la conosco molto bene. Un pesante silenzio invade la stanza. L’avvocato non sa esattamente che cosa fare. Dopo un momento, indica la stanza e chiede all’anziana signora: Conosce l’avvocato della difesa? Nuovo cenno di assenso e con la stessa calma lei risponde:
“Certo, conosco il signor Garcia sin da quando è nato. Anche sua madre, vedova, non è fiera di lui. Le somiglia molto, Signor Vargas, ma è anche un fannullone, un imbroglione e un corrotto. Sin da ragazzo è sempre stato un debole e, per sua disgrazia, ha problemi con l’alcol: gli basta un bicchiere e perde il lume della ragione. Non riesce ad avere una relazione normale con nessuno e, proprio come lei, è uno dei peggiori avvocati della regione. Senza contare che tradisce la moglie con due donne, e una di loro è sua moglie, signor Vargas. Sì signore, conosco il signor Garcia”. L’avvocato difensore sbianca. Il giudice chiede immediatamente ai due avvocati di avvicinarsi e sottovoce ringhia: “Se uno di voi due chiede a questa vecchia se mi conosce, lo spedisco direttamente alla sedia elettrica!)”
Bene, se vogliamo fare un po’ di analisi, sino a questo punto della mia esperienza nel Volontariato, si può dire di essere abbastanza soddisfatti per varie motivazioni: La prima è che siamo riusciti, attraverso il Laboratorio, ad inserire più di venti ragazzi nelle varie aziende del territorio petroniano; La seconda è che siamo riusciti a mandare in America un bimbo per fare terapie che qui, a quei tempi, non erano presenti sul territorio nazionale; La terza è che siamo riusciti a far sì che 75 famiglie si conoscessero avendo i propri figli affetti da una Sindrome Rara Mortale, cioè l’A.T. ed allora, secondo le leggi vigenti in quegli anni, i nomi venivano come segretati, ma ci siamo riusciti organizzando, nel migliore modo possibile, un Convegno Tecnico con grandi partecipazioni di Professionisti dei vari settori trattati;
La quarta è che siamo riusciti a donare diversi ausili a persone con problemi di deambulazione ed anche ai Comuni;
La quinta è che siamo riusciti ad aprire un Laboratorio, completamente a nostro carico economico e quindi autonomo, dentro al Carcere di Massima Sicurezza ‘LA DOZZA’, situato nell’hinterland bolognese; La sesta è che siamo riusciti a creare un gruppo eterogeneo importante che spazia dallo studente all’avvocato ma che, realtà molto importante, un gruppo di amici (soci) che mi hanno permesso girare in lungo ed in largo per potere in Italia poi partecipare a Convegni, Congressi e iniziative di vario tipo, ma sempre a carattere sociale ed infine, mi hanno ampiamente aiutato nell’andare a Roma ogni due settimane per le riunioni che si tenevano presso l’A.I.C.S. Nazionale essendo io diventato
‘Responsabile a livello nazionale del programma handicap’.
N.B.= Io uso spesso e volentieri il NOI e non è per ‘esaltazione ‘personale’ ma è perché qualsiasi cosa io facessi, non ero io a parlare ma, come Presidente del Circolo, eravamo tutti noi attraverso la mia presenza a Convegni o incontri con i Responsabili di Struttura con i quali si trattava per realizzare un qualche cosa!!!
Adesso però continuiamo il nostro viaggio nei miei ‘ricordi’.
Questo semestre dona tante soddisfazioni, ma anche una ‘cosa’ triste: Desidero parlarvi del Convegno che l’A.I.C.S. Nazionale aveva organizzato a Chiavari -Genova- e che era realmente una interessantissima giornata di confronti avente per tema:
LE CARCERI MINORILI IN ITALIA!
Chiaramente sono stati invitati personalità esperte del settore ma, la personalità più politicamente e tecnicamente informata ed importante per me era indubbiamente il Dott. DA RE’, Responsabile per tutta l’Italia, delle Carceri Minorili. Io fui invitato come esperto del settore per l’Emilia Romagna, avendo quattro progetti in essere e cioè: uno alla Dozza di Bologna e tre nelle Carceri Minorili di Bologna mentre i restanti progetti erano della Regione Emilia Romagna avendo partecipato a varie riunioni con le carceri di Rimini.
Cominciarono a parlare i vari esperti del settore e, sinceramente mi sembrava che tutti parlassero un bel ‘politichese’, ma io aspettavo che parlasse il Dott. Da Re per sapere cosa potesse dire uno che avrebbe dovuto conoscere bene la situazione di queste carceri minorili.
Quando prese la parola, io prestai molta attenzione a quel che diceva e, purtroppo, mi accorsi che il suo intervento era basato solamente sulle statistiche e non sentivo assolutamente parlare delle condizioni ambientali e sociali che questi ragazzi vivevano quotidianamente.
Il suo discorso durò una mezz’ora buona e quando finì, la platea lo applaudì e quando la moderatrice, responsabile per l’AICS Nazionale delle Politiche Sociali, chiese chi desiderasse ulteriori spiegazioni, io alzai subito la mano.
La moderatrice, vedendo mia la mano alzata, diventò leggermente seria perché, nell’ambiente sociale ed a causa delle mie esperienze in questo ambiente, ripeto, durante Conferenze tecniche sociali non ero chiamato Bortolotti ma Brontolotti.
Però la vita mi ha insegnato che bisogna avere il coraggio, quando è necessario, di dissentire da quello appena sentito e quindi bisogna intervenire senza remore.
Tranquillamente mi fu data la parola ed io, molto pacatamente gli chiesi:
-Se, tra i tanti numeri descritti, era a conoscenza di come si viveva in quei luoghi e se sapeva come passavano il tempo questi ragazzi.
Io gli spiegai che, visitando quei posti, avevo notato la presenza, già allora, di molti nordafricani che praticamente la facevano da padroni.
Avevo visto ragazzini che erano letteralmente soggiogati da questi ragazzi induriti dalla vita già vissuta e cioè piena di stenti e quindi di espedienti e quindi vivere di bullismo più pesante possibile e si capiva e vedeva bene.
A parte il pallone, le giornate scorrevano piatte e, personalmente, ero contento di avere aperto a Bologna delle attività che rendevano meno difficile il corso della giornata.
Carissimo Dott. Da Re, per concludere, era a conoscenza di questo e che programma ha pensato di realizzare per alleggerire la vita di tutti i ragazzi, in modo che la mia realtà non diventi una mosca bianca ?-
Finito, ebbi piacere nel sentire un applauso reale non di convenienza ed anche la moderatrice fu soddisfatta, mentre quello meno soddisfatto fu il Dott. Da Re che non rispose nemmeno ai quesiti fatti.
FATE VOI CHE ELEGANZA ED INTELLIGENZA!!!
L’unica situazione che mi dispiacque un po’, fu il brusio di disapprovazione che si levò dalla platea perché, anche se scomoda, un oratore deve sempre rispondere a qualsiasi domanda e critica ed invece…
Andiamo avanti e continuiamo la nostra giornata con contatti proficui con altri Dirigenti dell’AICS colpiti dal mio modo di fare e convinti nel venire a Bologna a verificare, tipo stage, le nostre procedure. Contemporaneamente a questa novità, stava andando bene la Rubrica che gestivo sul nostro periodico dell’AICS e che ALLORA ERA CARTACEO NON ELETTRONICO ed aveva come titolo ‘SENZA NOME’, mentre la mia rubrica si chiamava: ‘EHI, CI SIAMO ANCHE NOI!’. Chiaramente si riferiva alle persone svantaggiate ma cercando sempre di sdrammatizzare se non addirittura ridere. Intanto ero già stato invitato dal Direttore delle Carceri Minorili di Reggio Emilia, dove venivano ‘ospitate’ le ragazze perché in Emilia Romagna, in quegli anni, non esistevano Carceri Miste. Mi fu chiesto, alla luce della mia esperienza a Bologna, cosa valutavo possibile ideare, per le ragazze. La maggioranza, come del resto anche a Bologna, non erano italiane e quindi proposi dei corsi per imparare la lingua italiana, vista la loro difficoltà nel capire ed anche quindi ad esprimersi e la conseguenza più logica era la mancanza di affiatamento tra le ragazze formandosi così la netta divisione tra italiane e nordafricane. Infatti anche a Reggio Emilia esisteva la stessa divisione di Bologna con la differenza che non notavo, nelle spiegazioni datemi, prevaricazioni forti di sorta ma solo un reale disagio linguistico. Valutando i luoghi a disposizione e la capacità economica della Direzione, proposi dei bei corsi di lingua italiana, di ceramica, di cucito, di disegno e musica. Dato che non avevano docenti per realizzare quello che avevo richiesto, li rassicurai, perché avrei coinvolto l’AICS di Reggio Emilia, ma che mi si lasciasse una settimana per cercare di organizzare il tutto. Tornato a Bologna, il giorno dopo andai da Dante Forni, Presidente AICS Bologna e Roberto Dalle Nogare, Componente del Consiglio Direttivo AICS Nazionale. Ascoltarono con molta attenzione approvando e mi rassicurarono che dal giorno dopo pensavano loro al tutto e di non preoccuparmi più del ‘problema’, in poche parole ho passato a loro il progetto.
La prima metà del 1995 sembrava troppo bella e quasi strano che tutto andasse così bene ed infatti, purtroppo:
IL 05.05.1995 fu inviato da Palermo a Bologna, presso la Casa Circondariale DOZZA ‘carcere di massima sicurezza’, per ascoltare le
DICHIARAZIONI del Sig. TOTO’ RIINA,
sì proprio lui, il Capo dei Capi e questo, per il semplice motivo che a Palermo non era più al sicuro avendo già provato ucciderlo.
Per fare capire quante forze furono spiegate per l’occasione, basti pensare che fra Carabinieri, forza speciali della Polizia e Polizia Ordinaria, la Casa Circondariale era piena, con tanto di Elicottero della Polizia stessa, parcheggiato sul piazzale interno. Questo comportò la fine di quel bellissimo progetto che era già partito ed avviato nel migliore dei modi già da diversi mesi e quindi fui costretto, di conseguenza, a chiudere il laboratorio che operava all’interno del BRACCIO N° cinque facendomi riflettere su cosa potessero provare e pensare quelle due persone che si adoperavano per emergere dalla loro situazione di detenuti per Camorra senza benefici e tutto ciò crollava perché era arrivato il Sig. Totò Riina, certamente loro CAPO!
Per fare comprendere meglio la motivazione della venuta di Riina a Bologna, farò copia/incolla del Comunicato Stampa riguardante il fatto:
MAFIA: BONTADE VOLEVA UCCIDERE RIINA Bologna, 5 mag. (Adnkronos) –
Stefano Bontade voleva uccidere Toto’ Riina.
A rivelarlo e’ il pentito Gaspare Mutolo ascoltato oggi dalla Corte d’Assise di Palermo, riunita per due giorni in trasferta, per motivi di sicurezza, all’aula bunker della Dozza di Bologna, e impegnato nel processo per i delitti politici, del presidente della regione siciliana Piersante Mattarella, del segretario regionale del Pci Pio La Torre e del segretario provinciale della Dc Michele Reina. ‘’Ci fu un momento in cui Stefano Bontade avrebbe voluto uccidere Toto’ Riina e cosi’ lo convoco’ nella sua villa -ha detto il pentito Gaspare Mutolo- ma il capo di Cosa nostra invio’ al suo posto Raffaele Ganci. Appena il cancello si chiuse, Bontade raggiunse la macchina convinto di trovarsi di fronte Toto’ Riina.
Vedendo Ganci rimase molto deluso.
E questo ultimo riferì poi che tutto era pronto per l’agguato: in giardino infatti c’erano almeno 15 persone’’,.
‘’Prima che venisse ucciso Piersante Mattarella -ha continuato Gaspare Mutolo c’erano già forti contrasti all’interno della Commissione di Cosa nostra.
Il gruppo violento dei Corleonesi e cioè Riina, Provenzano, Brusca, voleva prevalere sull’ala moderata di Badalamenti, Bontade e Inzerillo.
Bisognava fermare Riina!
Ma quest’ultimo riusciva a sapere con largo anticipo quali sarebbero state le mosse dei suoi rivali.
Ad avvisarlo era Michele Greco, che nessuno avrebbe mai sospettato stesse dalla parte dei Corleonesi’’.
La Corte di Assise di Palermo ha poi riascoltato il pentito Salvatore Cancemi in riferimento alle vicende di altri due processi:
le vendette trasversali e l’omicidio di Impastato. (Dac/Bb/Adnkronos)
Questo avvenimento scosse moralmente il Circolo Handi-Lab e non tanto per il lavoro, dato che a quello si sarebbe provveduto subito ed anche nel migliore dei modi, ma per il morale, sicuramente a me ed a quello dei miei collaboratori, ma anche quello dei ‘ragazzi’ del laboratorio del braccio cinque!!! Era triste vedere morire un così bel progetto per motivi lontani anni luce dal ‘rieducare’ le persone svantaggiate. Un pensiero mi riempiva quasi di dolore la mia mente ripeto e cioè che cosa potevano pensare i due condannati per Camorra a trenta anni senza benefici e che vedevano svanire quatto ore di ‘normalità’ vivendole in armonia nel laboratorio tanto più che in quelle quattro ore, la loro vita aveva riacquistato un che di vera normalità attraverso l’amicizia e rispetto che avevano consolidato con me?
Solo a loro due era dato saperlo!!!
Eravamo riusciti, oltre che avere ottenuto un’ottima produttività e quindi ‘conseguentemente fatturazione e compenso per i ragazzi’, a creare un’armonia e complicità positiva sia tra di noi, sia con gli altri ‘residenti’ che operavano nei laboratori adiacenti al nostro.
Basti pensare che le prime volte che andavo al laboratorio, venivo sempre accompagnato dalle guardie carcerarie mentre negli ultimi tempi, mi lasciavano andare da solo siccome tutti si erano un po’ affezionati a me e quindi non esisteva nessun pericolo.
A prescindere da questo triste avvenimento ‘storico’, il Circolo aveva ottenuto, tramite la mia persona, il riconoscimento di ‘VOLONTARIO DELL’ANNO’ dato per ulteriori diversi motivi ma due in particolare: Una dimostrazione di Tiro con la Balestra, svoltosi sugli impianti sportivi situati in località Noce (frazione di Ozzano dell’Emilia) e mirata alla dimostrazione attraverso una gara di alcuni portatori d’handicap contrapposti a persone normodotate ed il risultato fu il più giusto che si poteva sperare, cioè Pareggio;
Dopo alcune gare di Pesca Sportiva, con i proventi fu sistemato un bagno posto al primo piano del Comune sempre di Ozzano Emilia che diventò, di conseguenza, agibile al 100% diventando così un vero Bagno per TUTTI.
Ho coinvolto le scuole elementari in varie mostre di pittura a tema con i quadri della Maestra Franceschini.
Piccole cose ma, come disse nella mia presentazione alla platea il Sindaco Italo Freda, dense di significato aggregante da unire alle altre.
Esempio di come abbattere le barriere architettoniche con il dialogo perché, essendo io componente della Consulta dello Sport, dopo un po’ di battaglie in fase di costruzione del nuovo Palazzetto dello Sport, si era poi riusciti ad edificarlo agibile, in tutte le sue parti, e quindi una Palazzetto dello Sport veramente per tutti.
Sempre nello stesso periodo, a cavallo maggio/giugno, l’A.I.C.S. Nazionale organizzò una Tournée dal Sud al Nord Italia del quartetto comico che allora andava per la maggiore in RAI e cioè:
LA PREMIATA DITTA composto da due ragazze e cioè le simpaticissime Tiziana Foschi e Francesca Draghetti insieme a due uomini mezzi matti e cioè Pino Insegno e Roberto Ciuffoli.
Ricordo che andammo al Teatro Dehon di Bologna (edificato poche centinaia di metri dopo la fine del Ponte di Via Libia e quindi vicini al nostro Circolo e relativo primo laboratorio) per assistere alla Commedia che aveva prodotto l’A.I.C.S. Nazionale, dico ‘andammo’ perché avevamo fatto un gruppetto con alcuni amici del Circolo.
Finito l’esilarante spettacolo, durato poco più di due ore, ci recammo nei camerini degli artisti e ci presentammo a quei quattro matti. Subito si creò una complicità veramente amichevole, tanto più che volevano sapere tutto dell’attività che avevo fatto nascere.
Parlando del più e del meno, passò un’altra oretta e, molto chiaramente, dissero che avevano fame quindi se andavamo a mangiare qualche cosa di bolognese sarebbe stata una gran bella cosa. Anche se era già passata la mezzanotte, ero a conoscenza dei locali ancora aperti e quindi partimmo alla volta di una Trattoria che era situata in una traversa di Via Massarenti, all’altezza della porta centrale dell’Ospedale Sant’Orsola, Trattoria talvolta visitata da Guccini e Lucio Dalla e quindi più bolognese di così non si può. Arrivati era quasi pieno di giovani avventori e molti si giravano incuriositi dal gruppetto che era entrato per mangiare ma, come solo a Bologna succede, tutti si rigirarono per poi tornare a parlare dei fatti loro. Chiaramente la cucina era aperta e quindi furono ordinate le tagliatelle al ragù alla bolognese e subito dopo le cotolette alla bolognese, poco conosciute dai più, ma veramente eccezionali. La serata/nottata spedì via veloce, tra risate e barzellette e battute fatte per conoscerci meglio ma, lo devo assolutamente affermare, quei quattro ragazzi erano assolutamente privi di vanagloria o presunzione, quindi erano veramente sinceri e puri dentro. Ad un certo orario, preferisco per decenza non dire quale, decidemmo che forse era meglio andare a riposare altrimenti alla mattina, non si sarebbe riusciti a connettere al meglio e, dopo che ci eravamo scambiati i numeri telefonici, ci salutammo con la promessa di rivederci presto, poi ognuno partì per il proprio letto!!! Alla mattina, sinceramente io sono arrivato al Circolo un po’ in ritardo rispetto al solito orario e cioè verso le dieci e dopo un po’ entra Roberto Dalle Nogare il quale mi domanda come era andata la sera prima a Teatro, ecc. ecc. ed alla fine mi chiede se può fare entrare dei suoi amici. Chiaramente rispondo in modo affermativo e, aperta la porta, mi trovo davanti quei quattro matti della Premiata Ditta che avevano desiderio di capire cosa ‘facevamo’ in quel Circolo. Io avrei voluto rispondere ma i miei ragazzi, anche se un po’ emozionati siccome li conoscevano tramite la televisione, hanno cominciato a tempestarli di domande al che, le sorprese non erano finite, entrò anche un Giornalista de IL RESTO DEL CARLINO con tanto di fotografo al seguito. A questo punto Roberto Dalle Nogare, chiamato il giornalista, organizzò una intervista volante riguardante noi cinque e cioè La Premiata Ditta ed il sottoscritto mentre, dopo aver telefonato a Chiara Baldazzi per avere il permesso (privacy) per eventuali interviste ai ragazzi ed avutolo, il fotografo cominciò ad immortalare il Circolo e tutte le persone presenti. La cosa durò un paio di ore buone, poi ci mescolammo tra di noi e, roba da matti, c’era Patrizia che si era ‘innamorata’ di Pino Insegno e voleva baciarlo e Sandro invece faceva gli occhi dolci a Tiziana Foschi mentre io, con Roberto Ciuffoli e Francesca Draghetti, osservavamo con fare molto ironico il gruppo formatosi ed anche così cominciarono a capire che la mia attività era veramente al di fuori dalla norma delle altre Associazioni o forme simili. Di questo, i quattro ‘nuovi amici’ erano contenti tanto da continuare a dare un po’ del loro tempo a dei ragazzi che mai avrebbero pensato ad una mattinata simile, piena di gioia e voglia di ridere e con quattro attori appartenenti al teatro italiano ed anche al mondo televisivo!!! La sera dopo, fu praticamente il copia/incolla di quella precedente e questo servì anche ad affiatarci maggiormente ripromettendoci di sentirci e, mentre io dovevo tenerli aggiornati sulla mia attività, loro si impegnavano a comunicare le date e dove si sarebbero esibiti in futuro e poi chissà. Infatti, siccome per coincidenza ero in quelle località a causa dell’attività di Handi-Lab, ci rincontrammo a Teatro almeno altre sei volte. In poche parole era nata un’amicizia con tutti e quattro, durata sin quasi al 2000 ma poi io cambiai vita e, senza cattiveria, cessai di cercarli anche perché avevo perso la mia agenda con un mare di annotazioni e numeri telefonici, specialmente governativi. E con questa parentesi molto simpatica accaduta dopo la brutta esperienza chiamata Totò Riina, si chiude il primo semestre 1995.
1995. Questo periodo, si apre con la decisione, da parte dei più e chiaramente me compreso, di trasformare HANDI LAB da Circolo, con attitudine nel ‘formare’ lavoratori e non ‘assistiti’, in Cooperativa Sociale di tipo A e tipo B in modo da entrare ancora maggiormente nel mondo del lavoro. Prima però dovevamo analizzare bene i costi che si dovevamo affrontare e basti pensare che nel salone sotto al Ponte di Via Libia, non pagavamo affitto, luce, acqua e riscaldamento perché di questo se ne era presa carico l’A.I.C.S. di Bologna, mentre ora bisognava trovare un Capannone in affitto con tutti i costi che ne conseguivano. Dopo quasi un mese di ricerca, tanto tempo perché si doveva sempre fare ‘lavorare’ il Circolo e non bisognava mai dimenticare gli obblighi verso i nostri ragazzi, come il cambio di residenza lavorativa che doveva essere in una località non troppo lontana dalla loro residenza. Per quanto riguardava le U.S.L. non c’erano problemi perché già in quei momenti operavamo con U.S.L. sparse in po’ su tutto il territorio provinciale ed oltre. Questo era un grande plauso all’impegno, da noi tutti dato, per la vita del Circolo HANDI LAB
Esempi: C’era una giovane ragazza che arrivava da Monghidoro, un’altra da Calderara di Reno mentre la rimanente dall’hinterland bolognese. Bene, trovammo finalmente un Capannone ad Ozzano Emilia nella provincia est di Bologna e che era servita abbastanza bene con le corriere ed in che senso ve lo spiego subito: Il Capannone era (esiste ancora tranquilli ma non ci siamo più noi) esattamente vicino al Cavalcavia sull’Autostrada di Ponte Rizzoli, frazione di Ozzano, andando dalla via Emilia, località Tolara e percorrendo poi Via Tolara di Sotto fino a superare il ponte sull’Autostrada. Finita la discesa subito la prima a sinistra, ancora la prima sinistra ed in fondo alla strada girare a destra e dopo nemmeno 100 metri si è arrivati perché il Capannone è a destra, con tanto di cortile verde, dalla parte nord, di circa un cinque metri per una ottantina di metri, mentre dalla parte sud era di circa dieci metri e sempre una ottantina di metri di lunghezza. Per noi era l’ideale perché il Capannone, dimenticavo che era di due miei amici sin dalle scuole medie di San Lazzaro di Savena, cioè i fratelli Barbara e Loris Nannoni. Mentre per i trasporti, le Corriere 94 e 101, percorrevano la Via Emilia ed avevano una fermata proprio in località Tolara e da lì, partiva un’altra corriera che arrivava nella zona artigianale dove c’era il capannone di cui sopra citato. Questa coincidenza fece sì che ci fu chiesto un affitto più ‘umano’ e cioè di £. 800.000 al mese e, considerato che il capannone era largo 20 metri e lungo 70 mt, quindi con una superficie lavorativa di 1.400 metri quadrati ed in più che c’erano 200 metri quadrati tra ufficio, servizi uomini donne e sala mensa ed un piccolo ripostiglio ed al piano di sopra un grande salone che mio figlio (oggi ha 53 anni) Andrea occupò perché voleva cominciare a vivere da solo avendo già compiuti i 18 anni. Davanti alla porta di ingresso, c’era un’area seminata a prato e con anche tre begli alberi di medio fusto. Dietro c’era un’altra area, cementata, profonda 5 metri e lunga 20 mt. e quindi era veramente anche ‘confortevole’ e utile. Appena firmato il Contratto di locazione, sistemammo la parte retrostante, quella con il cemento per intenderci, tirando delle reti metalliche, come divisorio per chissà per che cosa? Dovete sapere che una mia carissima amica in carrozzina era Presidente di una Cooperativa Sociale che, tra le altre cose, allevava (legalmente) la mia razza di cani preferita e cioè IL PASTORE BELGA quello nero a pelo lungo. Bene le telefonai e, fortunatamente, aveva dei cuccioli intorno ai due mesi abbondanti ed erano di pura razza con tanto di attestazione della Protezione Animali che certificava il C.V. del padre (vari Campionati Europei vinti) e della madre (1 volta campionessa mondiale).
Subito tra me e mio figlio ed i due cuccioli che avevamo individuato, si instaurò un buon rapporto e così, dopo avere contrattato a lungo sui soldi, decidemmo per un prezzo che faceva felici entrambi. Tanto per capirci sulla qualità estetica dei cuccioli, vi metto a conoscenza di un fatto veramente importante. Bisogna sapere che in quei tempi, alla televisione, su RAI 1, ogni sabato mattina veniva trasmesso, per i bambini, il programma televisivo: ‘IL SABATO DELL’ANTONIANO’. Era già da qualche sabato che venivano ‘ospitati’ cuccioli delle razze più importanti per l’uomo e, siccome io ero l’unico nella provincia bolognese ad avere due cuccioli, maschio e femmina, di pastori belga e che era una razza che volevano presentare ai bambini a mo’ di gioco, spiegando però cosa facessero di utile nei confronti dell’uomo.
Ricordo che mi telefonò la Protezione Animali la quale mi chiese i cuccioli per il programma del sabato seguente tranquillizzandomi che avrebbero provveduto loro a prendere i cani ed anche a riportarmeli la sera stessa. Così fu! Mi raccontarono che quando si alzò il sipario, Dora, sentendo le urla di gioia dei bambini, scappò dietro le quinte e non si mosse più da lì, mentre Willy se ne stava tranquillo a prendere le strilla gioiose e, quando furono invitati alcuni bimbi a salire sul palco, si prese tutte le coccole!!! Quindi, tornando a parlare del Capannone, avete capito che nella parte cementata, ma vicino al prato laterale con l’erba, avremmo messo una bella cuccia ed anche prevedendo come sarebbero cresciuti da lì ad un anno la prendemmo grande. Ricordo che quando li portammo in azienda per liberarli, i ragazzi (avevamo già fatto il trasloco) andarono letteralmente fuori di testa e cominciavano a giocare con loro. Avevamo, io e mio figlio, cercato di rendere il più confortevole possibile l’habitat di Dora e Willy tanto che all’interno del capannone avevamo messo un ‘giaciglio’ vicino alla porta che portava nella zona erbosa e penso che più di così! Il giorno dopo, quando io arrivai prima di tutti, i cani mi fecero una grande festa saltellandomi intorno per giocare e per farmi anche capire che avevano fame. Così da quel giorno era cominciata una nuova vita, quella di accudire i miei cani ed il vantaggio era che sia io che mio figlio eravamo super protetti da Dora e Willy che erano attaccati a noi due in modo unico. Rammento quando i cuccioli, avevano già quattro mesi, si ammalarono di Gastroenterite Acuta ed il Veterinario attestò che non c’erano problemi per l’essere umano ma per loro sì, siccome potevano anche morire.
Concludendo, per essere sicuri che alla notte avessero assistenza, ci alternammo io e mio figlio nel passare le notti con loro nel salone al piano superiore, dove avevamo già messo un divano con qualche straccio grande in terra, passando le notti in questo modo e cioè vicini al divano i cani e sopra il divano stesso, io o mio figlio. Quella settimana passata con i nostri cani praticamente 24 ore su 24, fece sì che questi due cuccioli si legassero a noi in modo veramente importante. Può sembrare una cosa strana ma gli animali, se li prendi, devono diventare parte di te e solo così il cane sarà sempre un valido aiuto nei momenti di difficoltà e la fiducia, l’amore che questi due matti ci davano, era unica ed impagabile. Ricordo che quando uno dei due, o me o mio figlio, era presente i cani si comportavano benissimo con le maestranze e specialmente con i ragazzi con problemi ma è capitato che una volta che l’azienda era chiusa perché era già sera, un autista di camion entrasse nel reparto senza preavvisarci, ma poi non è colpa mia se gli hanno abbaiato in modo molto convito e con tanto di denti in bella vista e fu anche l’ultima volta che quell’autista lo fece e, dopo essersi scusato per il mancato preavviso della sua venuta dopo il normale orario di lavoro, ci promise che non sarebbe mai più accaduto.
Un’ altra volta mi apprestavo ad entrare in azienda e, entratovi, i cani non vennero a salutarmi.
Me ne meravigliai ma poi, alzando lo sguardo, notai una persona ferma in un angolo del capannone.
Mi avvicinai e vidi questa persona (ladro) attaccato al muro con Dora sdraiata davanti e Willi pronto all’attacco e rimasero così sino a quando arrivarono i Carabinieri, quindi fate voi che cani.
Cosa dire se non che ormai la mentalità di impresa aveva veramente messo piede nella nostra Cooperativa, ma non dimenticando da dove venivamo e cosa avevamo fatto ed infatti la Cooperativa si chiamava Handi Lab s.c.ar.l e quindi avevamo perso solamente il 92 imboccando questa strada.
Purtroppo, anche se era in previsione, avevamo constatato che i fondi da destinare a progetti sociali erano calati e questo era la conseguenza del grande aumento dei costi aziendali ma la volontà di fare qualche cosa era rimasta anche se bisognava stare più rigidi nei progetti sociali. Chiaramente continuava la collaborazione con le varie ASL della Provincia e questo era un fatto positivo, ma stavo capendo che la vita della Cooperativa aveva una vita, mi ripeto, non troppo lunga perché, qui non so se ho fatto bene o meno, avevamo necessità di un altro Capannone più grande e questo voleva significare continuare sempre la collaborazione con le ASL ma ancora costi più alti ma, del resto, le prospettive lavorative erano altrettanto alte.
ANNO 1996: Alla fine del primo semestre 1996, dopo riunioni molto approfondite, decidemmo delle cose molto importanti e cioè : Fare contratto per l’affitto di un Capannone che avevamo trovato (nuovissimo ed in fase di rifinitura) a circa 200 metri da dove eravamo in quel momento e spostarci nel nuovo entro Agosto 1996; Acquistare attrezzatura idonea al capannone di 1.800 metri quadrati e quindi decidere dove installare i punti della corrente, delle prese d’aria e tra le altre cose da fare e attuare: Definire il contratto con Cartotecnica Taddia (bicchieri in cartoncino per alimenti) dato che potrebbe occupare, con il suo materiale da lavorare, circa 600 metri quadrati di superficie; Definire il contratto con Oskar (Gruppo Marcegaglia) perché si doveva acquistare un compressore industriale da non meno di 3.000 litri per potere alimentare i macchinari che ci avrebbero dato in Comodato d’Uso. Certo che pensando a sei anni prima, i passi che il Circolo HANDI LAB 92 aveva fatto, erano stati veramente grandi e questo a volte mi preoccupava molto perché mi ricordava me stesso che, rachitico sino ai 9 anni, poi dopo l’operazione alle tonsille, ero diventato in nemmeno 4 anni, quello che ero a 20 anni e quindi la crescita del Circolo, era stata con le basi buone per poi, come le mie gambe, a 50 anni hanno cominciato a vacillare? Io ero anche dispiaciuto per il semplice fatto che, chiaramente aumentando i costi, non sapevo come aiutare le persone in difficoltà! Un altro grosso dispiacere fu che, dopo questa grande espansione, dovetti cessare ogni tipo di attività che era affine ad HANDI LAB anche se mantenevo sempre i rapporti con l’AICS Bologna. Ad ogni modo, continuavamo a collaborare con le varie USL così almeno potevamo continuare ad insegnare ai ragazzi lo stare insieme ad altre persone ed apprezzare quello che stavano facendo tanto più che avevamo stipulato accordi con il Lesbo Ass.ne e poi spiegherò tutto bene nel libro IO E LA MUSICA. In tutti i modi, all’inizio dell’estate, Massimo Domenicucci mi parlò del progetto di creare una scuola di marineria per ragazzi svantaggiati a Pesaro, chiaramente non come anni prima quando fu presentata la Scuola di Marineria a Fano, in collaborazione con la Berloni. Caso volle che dall’altra parte della strada c’era una Azienda che commercializzava mezzi nautici nuovi o revisionati così io e mio figlio andammo a visitare con molta curiosità ed anche un po’ di speranza questa Azienda nautica. Nel piazzale, c’erano diverse barche a motore di varie misure che erano state usate come ‘sconto’ fatto a persone che avevano comperato del nuovo. Queste barche erano tutte revisionate e, praticamente, messe a nuovo. Io vidi un piccolo Cabinato modello ‘PILOTINA’ che altro non era se non un mezzo della Guardia di Finanza che aveva finito il suo ‘lavoro’. Questa PILOTINA poteva dare ospitalità molto comoda a 6 persone tutte dentro la cabina, con tanto di poltroncine ed anche due tavolini. Più avanti, sempre al coperto, c’era il posto del pilota e quindi si poteva dire che era anche oltre che molto comoda anche altrettanto pratica, considerando che tutta la parte meccanica era stata revisionata. A questo punto feci la mitica e fatidica domanda:
QUANTO COSTA?
Datami la risposta, aggrottai un po’ la fronte e dissi al titolare che sarei tornato il giorno dopo e che avrei riferita la decisione su questo eventuale acquisto, perché dovevo parlare con gli altri soci, ma intanto se poteva pensare ad un prezzo un pò più ‘umano’ vista anche la destinazione e le finalità sociali e le spese di trasporto da Ozzano dell’Emilia (Bo) sino a Pesaro da Domenicucci.
Fatta una riunione volante ma verbalizzata, acconsentimmo all’acquisto ma, possibilmente, ad un prezzo un po’ più basso. Alla fine, grazie a Dio, fu applicato uno sconto soddisfacente ed anche perché, cosa rara per loro, facevamo pagamento in contanti. Chiaramente fu molto gradito il dono che avevamo fatto a questa scuola di marineria nascente ma purtroppo fu anche uno degli ultimi aiuti che riuscimmo a dare. Il lavoro era aumentato molto e bisognava stare attenti a tutto quello che facevamo ed io, a differenza degli anni precedenti, non ‘giravo’ per riunioni, promozioni o altro, ma era per mantenere solido il rapporto di lavoro che avevamo con i nostri clienti. I costi erano alti ma, logicamente, sapendo a quanto erano arrivati mensilmente, prima cercavamo di arrivare a coprire le spese, poi chissà… Con questo metro operativo, andammo avanti sino al 1999, cioè sino alla fine del millennio e così, per avere meno problemi con gli organi di controllo, trasformammo la cooperativa in una società (s.r.l.) così, in sintesi, diventammo una realtà importante e, grazie sempre all’ Oskar (gruppo Marcegaglia) cominciammo a gestire i suoi impianti produttivi situati a Mezzolara di Budrio -Bo- ed a Ciribella di Lugo –Ra In poche parole in quei periodi eravamo diventati veramente, per noi, grandi perché avevamo 53 dipendenti più solo 3 ragazzi con problemi. Il primo contratto di appalto degli impianti fu firmato dalla figlia Emma Marcegaglia e così cominciò un nuovo modo di lavorare e cioè gestire, con contratti in appalto, i macchinari della società ed in più una parte come facchinaggio nei magazzini. Con questo sistema (operatori centri lavoro e facchinaggio) si riusciva a fatturare mensilmente cifre importanti anche perché avevamo anche altri clienti che assorbivano una quota di altri dipendenti ed in più avevo preso, ad Imola, un capannone di 1.000 mq per fare altri lavori. Io non voglio dire il fatturato, perché non amo queste forme di esibizionismo, ma posso dire che la società andava molto, ma molto bene. A questo punto si capisce che Handi Lab praticamente non esisteva più e con questo, anche il lungo periodo della mia vita dedicato al volontariato e questo sino al 2007, quando ci fu la crisi del dollaro che coinvolse più di 150.000 attività sia produttive che commerciali, con un intervallo di otto anni e mezzo vissuti in Marocco ed anche questo è un altro libro. I ricordi che ho sono largamente positivi e quindi sono contento della vita che ho vissuto sino a quel periodo e che, dopo una pausa di 8 anni vissuti in Marocco, andando in pensione ricominciai un’altra sorta di Volontariato con l’AUSER di Bologna!!! Lì ho avuto la grande fortuna di conoscere l’Anna Trevisan che era la Coordinatrice degli autisti preposti al servizio trasporto utenti e devo dire che, oltre ad una donna preparata era di una vigoria incredibile. Ricordo con piacere che con lei fu trovata una ottima armonia. Chi era l’Anna è presto spiegato in una sorta di mini Curriculum Vitae: Anna iniziò a fare attività di volontariato e che io sappia nel 2002 (data non certa). Aveva lavorato in precedenza in una compagnia assicurativa, con funzioni dirigenziali. Quando entrò in AUSER si occupò fin da subito dell’organizzazione del settore sociale di Bologna, dando prova di gran capacità organizzativa. Ha sempre avuto con i volontari un rapporto, oserei dire materno, fermo ma comprensivo instaurando con alcuni di loro, compreso me, anche rapporti di amicizia. Anche dopo l’ulteriore operazione per cercare di ‘estirpare’ le varie metastasi che si formavano dentro di lei, ha prestato la sua attività fino a pochi giorni prima di venire a mancare, dimostrando una forza di volontà incredibile Ricordo che da subito l’Anna, dopo il colloquio di rito, ebbe a cuore la mia situazione e cioè tornato in Italia da solo, perché avevo lasciato la famiglia in Marocco, ed abitando con mio cognato a Calderara di Reno (zona aeroporto) non potevo certamente avere una gran vita sociale. Pensate che, avendo solo l’Assegno Sociale, essendo tornato in Italia un anno prima del previsto per potere fare domanda della Pensione di Anzianità, Anna mi fece comperare a carico AUSER, pantaloni, maglia, camicia e Gilè, li ho ancora oggi nell’armadio, e questo per darmi un senso di autonomia. Io camminavo già con il bastone (ricordo di due operazioni al ginocchio sx fatte anni prima) ma a lei non interessava assolutamente ed in più, essendo stato per circa tre mesi in un’altra Associazione, ebbi il tempo di fratturarmi la schiena (senza compromissione midollare) e quindi pieno di calmanti oppiacei. Anna, anche se ero un po’ rimbecillito dai farmaci, fu di una comprensione unica tanto da aiutarmi nei conteggi kilometrici ed orari del mese appena finito ed in più, sapendo quanto ero ricco, mi faceva saldare il tutto dopo un paio di giorni (i miei colleghi, anche tre mesi).
Anche in questo periodo, durato sino a dieci anni fa, anno 2.018, il mio carattere fece sì che, siccome facevo praticamente il tassista con la mia macchina automatica, pagata da mio padre, divertendomi veramente molto, diventassi uno degli autisti preferiti dall’utenza con la quale ci contattavamo quasi giornalmente dopo i servizi svolti, questo per sapere quando ero libero, se potevo aiutarla anche per andare, non ridete, dal Callista in centro a Bologna ed altri servizi del genere. C’erano delle signore attempate che, prima di rientrare nella propria casa, volevano tassativamente pagarmi il caffè al Bar vicino alla loro abitazione. Non parliamo poi di quando al venerdì c’era il mercato nella piazzola sotto la Montagnola. Il sistema era che in via Irnerio, strada centrale che termina proprio dove comincia il Mercato, c’è una zona termale con tutti i servizi riabilitativi, piscina compresa, ed era a non più di 500 metri e quindi…. Quindi finite le loro terapie, con sguardi quasi commoventi e pietosi, mi chiedevano di potere andare una mezz’oretta a vedere le bancarelle. Come fai a dire di no!!! Mi ricordo quando Anna mi convocò per la giornata congressuale organizzata per ‘riformare’ tutto il Consiglio Direttivo e, con grande sorpresa, mi fece entrare nel Direttivo come membro operativo.
Grande soddisfazione ma anche responsabilità e quindi non volevo e non dovevo deludere Anna. Ricordo anche quando ci fu la riunione per la presentazione al Direttivo, della nuova Presidente dell’Associazione e, dopo la presentazione, ci fu data la parola. Quando toccò a me (ero seduto come sempre, anche quando c’erano i pranzi sociali, accanto ad Anna) subito mi dissi favorevole ai Programmi presentati e cominciai a parlare della mia Mentore, logicamente l’Anna, però quando dissi dall’alto dell’esperienza acquisita nei tanti anni in AUSER, mi interruppe dicendo di non parlare degli anni di una Signora, al ché io risposi che, siccome lei era la mia ‘SORELLONA’, potevo permettermi, stando attento, qualche piccola licenza. Chiaramente in platea ci fu una grande risata anche perché tutti sapevano del rapporto esistente tra noi due e logicamente questo dava fastidio ai più vecchi e non solo come età ma come ‘servizi’ in AUSER.
Naturalmente Anna rispose al mio intervento dando una risposta che fece ridere tutta la platea.
Rammento con malinconia e tristezza di quando Anna fu colpita da quel male bastardo e che mi telefonò spiegandomi il problema avvisandomi che avrebbe dovuto subire alcuni interventi, nella speranza di bloccare le metastasi ma mi avvisò che tutto, come sempre, era nelle mani di Dio. Ma mi ricordo ancora, come fosse ieri, quando la Stellino, responsabile del giornale Online dell’ AUSER , un giorno mi telefonò per comunicarmi che Anna era morta perché il male che la aveva colpita aveva vinto ed io, in quel preciso momento, ebbi veramente la sensazione che crollasse tutto il mondo intorno a me e feci molta fatica a non piangere dal dolore ma sapevo che Anna non avrebbe avuto piacere se non avessi resistito e, in quel preciso momento, compresi che nelle mia vita non c’era più la voce
ILVOLONTARIATO!
Infatti quando entrai nella famiglia dell’A.U.S.E.R. di Bologna e, avendo poi conosciuto Anna, ho passato un periodo stupendo grazie a lei, che era la nostra coordinatrice e per noi intendo noi soci autisti, ed io riuscii ad instaurare un rapporto stupendo creando un misto di rapporto amichevole ma, più che altro, un rapporto fraterno e di vera stima reciproca ed affetto sincero ed anche con Giovanni, il marito, nacque lo stesso sentimento.
Scusate se mi ripeto, ma quando mi diedero la notizia della morte di Anna, compresi ancora maggiormente che la mia esperienza nel volontariato era finita mancandomi gli stimoli per procedere in questa ‘avventura’ perché a più di 70 anni, non me la sentivo di continuare una vita bella ma impegnativa.
SVOLTA INATTESA NELLA MIA VITA
Anche se ultimamente ho avuto diversi problemi fisici, sono riuscito a realizzare 2 progetti che era da molto tempo che ‘frullavano’ nella mia testa e cioè fare nascere un BLOG insieme ad un mio fraterno amico di Pesaro e cioè: ROMAGNACHIAMA MARCHE. Sono riuscito a recuperare altri 5 inediti a colori del mio compianto amico GIOVANNI ROMANINI, famoso di segnatore di fumetti appartenente alla ‘scuderia’ di MAGNUS&BUNKER , per capire meglio disegnava ALAN FORD, TOPOLINO, KRIMINAL E TEX WILLER e questo fa capire la qualità della persona ed io, alla sua morte nel 2022, ho ereditato 24 inediti che la moglie mi ha gentilmente consegnato. Ora, spero di onorarlo a Massa Lombarda, essendo in grado di fare una mostra aperta a tutti, altrimenti l’Ass.re Rossato di Lugo, mio ottimo amico, mi concederebbe la Rocca di Lugo o la Biblioteca di Lugo.
Ho fatto nascere un’Associazione opv riconosciuta a livello nazionale Oltre a questo, ho il desiderio di presentare in Comune due libri che sto scrivendo (li scrivo, li stampo, li rilego e li vendo agli amici) e cioè:
12 DICEMBRE 1969 LA STARAGE DI PIAZZA FONTANA
E questo che sto scrivendo
IL VOLONTARIATO FATTO A MODO MIO
Le date per queste giornate di lavoro sono:
la prima lo dice il titolo
la seconda lo ha stabilito L’O.N.U. cioè il 5 dicembre di ogni anno che è ;
LA GIORNATA MOMDIALE DEL VOLONTARIATO
Grazie per la cortesia e pazienza avute nel leggere queste pagine
Testo scritto
Da Giovanni Bortolotti
Nel mese di aprile 2026
Tutti i diritti riservati
©.in Emilia Romagna

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